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giovedì 13 marzo 2014

Cellulite, fanghi d'alga sconsigliati a chi ha problemi di tiroide

Osannati come la soluzione miracolosa agli inestetismi della cellulite i fanghi d'alga sono sconsigliati alle donne che hanno problemi di tiroide e pelle sensibile, per quelle in gravidanza e in allattamento.
«E' necessario abbandonare l'idea che facciano miracoli, benché possano avere qualche efficacia a livello superficiale». Questo il monito di Maria Grazia Caputo, medico estetico presso l'ambulatorio di medicina estetica dell'ospedale Fatebenefratelli di Roma.

«Purtroppo esiste un'informazione distorta - spiega la dottoressa - perché questi prodotti vengono propagandati come la panacea del trattamento della cellulite. In realtà non è assolutamente così. Sono tutti trattamenti che possono avere una qualche efficacia ma soltanto a livello superficiale».

Possono essere di aiuto, continua l'esperta, nel migliorare la compattezza della pelle, un po' il tono, nel renderla più levigata «ma non solo un reale trattamento terapeutico».

«I fanghi d'alga devono essere utilizzati con precauzioni - spiega ancora Caputo - vanno applicati su persone che hanno una cute integra in buono stato. Inoltre non esistono pareri univoci sulla loro possibile interferenza con la funzionalità tiroidea, il dosaggio degli ormoni ed un eventuale aumento dei livelli di iodio all'interno dell'organismo».

Allattamento al seno

Il momento dell’allattamento è fondamentale. Oltre al nutrimento, il bambino è sottoposto alla protezione e alla tenerezza della mamma. Tuttavia capire come allattare e ogni quante ore può divenire un problema. Non tutti i bambini, infatti, sono accomunabili. Anzi: ognuno ha le sue tempistiche e il suo appetito secondo il quale le poppate possono variare anche di molto.

Le regole basilari dell’allattamento

In linea di massima, i pasti giornalieri sono 8-12 nell’arco delle 24 ore, soprattutto nelle prime settimane di vita. Quindi, un minimo di una poppata ogni tre ore. Come si diceva, però, le tempistiche possono cambiare, anche in base alla tipologia dell’allattamento.
Se il neonato è nutrito con latte materno, più facile da digerire, è possibile che torni a chiedere il seno già dopo un paio d’ore, massimo due ore e mezza, dal termine del precedente pasto. Viceversa, se lo si sta alimentando con latte artificiale, che può essere più difficile da digerire, è consigliabile far trascorrere almeno tre ore e mezza fra un pasto e l’altro. Allattare: ogni quante ore, come si vede, dipende da diversi fattori.
Detto questo, c’è da aggiungere che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sarebbe consigliabile procedere secondo il rooming totale: vale a dire la mamma a disposizione 24 ore su 24 per assecondare le necessità nutritive del bambino. Le poppate a orari troppo fissi, infatti, ostacolerebbero un allattamento corretto. Il suggerimento, insomma, è allattare a richiesta secondo le necessità del piccino. Ci si può regolare dai pannolini bagnati, che nelle 24 ore devono essere 6-8 e controllando la presenza di feci: se tutto rientra in questo schema, l’allattamento procede senz’altro per il meglio.

Quanto tempo dura la poppata

Assodato che almeno ogni tre ore dev’esserci una poppata, c’è da concludere indicando almeno quanto debba durare un pasto. Ebbene, anche in questo caso sarà il vostro bambino a decidere, staccandosi dal seno. Rimuovere il seno prima del tempo potrebbe infatti sottrarre al piccolo la parte più nutriente del latte, quella conclusiva, ricca di proteine e grassi. Allattare, ogni quante ore, diventa così semplice e divertente in sintonia col proprio bambino.