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giovedì 13 marzo 2014

Le precauzioni per assumere le medicine in modo corretto durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino

Uso dei farmaci: gravidanza e bambini.
Quando si aspetta un bambino, è buona norma chiedere sempre consiglio al proprio medico o al ginecologo prima di assumere qualsiasi farmaco. In ogni caso, se esiste una controindicazione nel periodo gestazionale, questa è riportata nei foglietti illustrativi delle specialità medicinali. Nella maggior parte dei casi viene posta in via cautelativa, perché il medicinale non possiede un’adeguata documentazione sull’impiego in gravidanza. Ma se la terapia con un farmaco controindicato in gravidanza fosse già in atto quando una donna si accorge di essere incinta, è bene affidarsi al consiglio di esperti che potranno valutare la situazione nel suo complesso e quantificare il rischio reale. Imparare a usare i farmaci solo quando sono effettivamente necessari è il modo migliore per limitare il rischio di assumere medicinali nelle prime settimane di gestazione, quando questo stato non è ancora noto. Con la nascita del piccolo e l’inizio dell’allattamento al seno la situazione è un po’ diversa. Solo alcuni farmaci passano nel latte e solo alcuni di questi provocano sintomi o disturbi nel bambino. Anche in questo caso, è utile che le madri chiedano consiglio al proprio medico ogni volta che hanno bisogno di una cura. Esistono tabelle con le indicazioni delle sostanze sicuramente da evitare, di quelle da sorvegliare e di quelle innocue. Queste liste sono a disposizione dei pediatri, che possono così guidare le madri nella scelta di una cura.
Assunzione dei farmaci da parte dei bambini
I bambini, e soprattutto i neonati, possono reagire diversamente all’assunzione di un farmaco rispetto agli adulti. È quindi sempre opportuno consultare il pediatra. È altresì importante tenere lontano dalla portata dei piccoli tutte le medicine e, salvo diverse indicazioni riportate sul foglietto illustrativo, non dare i farmaci assieme agli alimenti (come il latte) perché potrebbero esserci interazioni. Fondamentale è anche essere sicuri di somministrare il medicinale nella maniera corretta. In particolare, quando si acquistano farmaci OTC (cioè quelli da banco che si possono comprare senza la ricetta del medico), prima di usarli è bene leggere sempre il foglietto illustrativo e consultare il farmacista o il medico in caso di ulteriori spiegazioni. Quando invece è il pediatra a prescrivere un farmaco al bambino è opportuno che eventuali chiarimenti, a proposito della cura prescritta, vengano chiesti prima di lasciare lo studio.

Attenzione agli antinfiammatori e analgesici, ma anche ai rimedi a a base di piante officinali

Attenzione a prendere farmaci di testa propria durante la gravidanza perché potrebbero far male alla propria salute e a quella del piccolo. Addirittura, uno studio appena pubblicato sul British medical journal a firma di un gruppo di ricercatori danesi, ha messo in luce che antifiammatori e analgesici in particolare aumentano di sette volte il rischio di aborto se vengono assunti durante il primo trimestre. 
“Lo studio ha dimostrato che c’è un’associazione tra il momento dell’aborto e il periodo di assunzione di questi farmaci,” spiega Giovanni Menaldo, direttore dell’Istituto di medicina della riproduzione e psicosomatica di Torino. “Magari gioca anche una certa casualità. Ma in ogni caso è un invito a stare all’erta e a sentire sempre il proprio medico di famiglia o il ginecologo prima di prendere qualsiasi medicinale.”  Oltre ad aumentare il rischio di aborto, infatti, ci sono principi attivi che hanno un effetto teratogeno, ovvero sono in grado di causare malformazioni congenite nel bambino.


Un servizio telefonico per le future mamme
Proprio per aiutare la futura mamma quando vuole più informazioni sui farmaci, ma magari non è reperibile il suo medico, il Cifs, Centro di informazione sul farmaco e sulla salute, ha istituito anche un servizio telefonico. Il numero è 800883300. Massima allerta però anche con le piante officinali. Al momento sono ancora scarse le conoscenze sul grado di diffusione delle sostanze vegetali attraverso la barriera placentare, sui possibili effetti teratogeni e sulle loro attività farmacologiche sui tessuti embrionali. “Non bisogna prendere “sottogamba” la fitoterapia, pensando che se è naturale non fa male,” interviene il professor Menaldo. “Alcune aumentano la contrattilità uterina con rischio di aborto, altre sono direttamente tossiche per il feto o l’embrione, come per esempio le piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici quali la Farfara e la Consolida. Per questo, il consiglio è sempre il medesimo che viene dato per i farmaci: mai fare da sé.”