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domenica 6 aprile 2014

Viso, crema intima usata da anti-age: boom di vendite

È il prodotto anti-rughe più ricercato del momento e anche il più insolito. Si tratta di una crema ideata inizialmente per migliorare l'elasticità delle zone intime in gravidanza e in menopausa. Ma le vendite sono aumentate vertiginosamente dopo la scoperta delle proprietà antiaging per il viso, condivisa nei forum online.
A Roma le vendite delle due tipologie di prodotto, per gravidanza e per menopausa, sono triplicate dal mese di gennaio a quello di febbraio e in aprile sono cresciute di 10 volte rispetto all'inizio dell'anno. «Si tratta sicuramente di una moda, che però non ha particolari controindicazioni - spiega Leonardo Celleno, dermatologo dell'Università Cattolica di Roma -. Si tratta di un'ottima crema, perché contiene collagene, acido ialuronico e isoflavoni di soia. Sostanze, quindi, che vanno bene per la pelle femminile. In più ci sono le vitamine A, E, C. Un prodotto completo. E così come fa bene all'area perigenitale, può anche andar bene per altre aree del corpo, viso compreso. Per avere ottimi prodotti antirughe, però, non c'è bisogno di ricorrere a questa particolare crema, perché ne esistono molti, altrettanto validi, realizzati per il viso, che hanno una consistenza più adatta. La crema vaginale, infatti, è più appiccicosa».

Nessun danno per la salute a causa dell'uso improprio, dunque, ma nemmeno un'azione miracolosa collegata al prodotto: «Si tratta di piccole manie, lanciate dall'uso di qualche vip - conclude il dermatologo -. A volte questo tipo di imitazione può essere pericoloso e serve fare attenzione, ma in questo caso non ci sono rischi».

giovedì 13 marzo 2014

Cellulite, fanghi d'alga sconsigliati a chi ha problemi di tiroide

Osannati come la soluzione miracolosa agli inestetismi della cellulite i fanghi d'alga sono sconsigliati alle donne che hanno problemi di tiroide e pelle sensibile, per quelle in gravidanza e in allattamento.
«E' necessario abbandonare l'idea che facciano miracoli, benché possano avere qualche efficacia a livello superficiale». Questo il monito di Maria Grazia Caputo, medico estetico presso l'ambulatorio di medicina estetica dell'ospedale Fatebenefratelli di Roma.

«Purtroppo esiste un'informazione distorta - spiega la dottoressa - perché questi prodotti vengono propagandati come la panacea del trattamento della cellulite. In realtà non è assolutamente così. Sono tutti trattamenti che possono avere una qualche efficacia ma soltanto a livello superficiale».

Possono essere di aiuto, continua l'esperta, nel migliorare la compattezza della pelle, un po' il tono, nel renderla più levigata «ma non solo un reale trattamento terapeutico».

«I fanghi d'alga devono essere utilizzati con precauzioni - spiega ancora Caputo - vanno applicati su persone che hanno una cute integra in buono stato. Inoltre non esistono pareri univoci sulla loro possibile interferenza con la funzionalità tiroidea, il dosaggio degli ormoni ed un eventuale aumento dei livelli di iodio all'interno dell'organismo».

Le creme protettive per il sole in gravidanza

Durante la gravidanza è necessario seguire importanti accorgimenti per evitare scottature e fastidiose e antiestetiche macchie scure. Usare una corretta crema protettiva per il sole in gravidanza è un buon metodo per proteggersi e per ottenere un’abbronzatura uniforme. Il fattore protettivo è legato al fototipo ma si consiglia di usare una protezione con sfp superiore a 20.
Durante la gravidanza è necessario evitare di esporsi eccessivamente ai raggi solari poiché può essere veramente pericoloso perché proprio in questo particolare stato c’è una maggiore produzione di melanina, che però non avviene in maniera uniforme. Le aree più colpite sono le areole, la linea tra l’ombelico e il pube (la cosiddetta linea alba) e, nel viso, lemacchie scure si concentrano su zigomi, fronte, mento e labbra superiori. Si parla di maschera gravidica o cloasma).
Molto importante è utilizzare una crema protettiva per il sole in gravidanza che contenga filtri UVA, (responsabili dell’invecchiamento precoce e della formazione delle macchie), filtri UVB (responsabili delle scottature) e IR, che sono i responsabili della vasodilatazione, pericolosa perché può portare a teleangectasia. Inoltre sono da preferire le creme solari ipoallergeniche. Il fattore protettivo da usare dipende dal fototipo (più elevato nel fototipo chiaro e più basso in quello scuro) ma è preferibile comunque un fattore di protezione superiore a 20. Nel viso è consigliato applicare una protezione con fattore 50. La crema solare va applicata trenta minuti prima dell’esposizione al sole e deve essere spalmata regolarmente e abbondantemente su tutto il corpo, orecchie piedi e mani comprese! L’applicazione va inoltre ripetuta ogni 2-3 ore e dopo il bagno o la doccia.
Consigli e accorgimenti

Usare una buona crema protettiva per il sole in gravidanza è il primo passo per proteggersi dai raggi solari e abbronzarsi uniformemente. Oltre a ciò si consiglia di bere molto per evitare la disidratazione, evitare di esporsi durante le ore più calde e coprirsi la testa con un cappello a tesa larga per evitare il surriscaldamento corporeo.

Bere alcolici in gravidanza è pericoloso?

E’ un dubbio che tormenta molte donne, soprattutto – ovviamente – quelle che più volentieri si concedono uno o più bicchieri di bevande alcoliche con una certa frequenza: bere alcolici in gravidanza può essere pericoloso? E fino a che punto? Approfondiamo insieme la problematica, che chiaramente è tutt’altro che semplice o sbrigativa.
I rischi
I rischi derivanti dall’assunzione di alcolici durante la gravidanza
sono molteplici e disparati: dalle malformazioni fisiche che il bambino potrebbe riscontrare, fino all’ereditarietà dell’alcolismo, che si può verificare anche in età adulta, nonostante abbia goduto di una perfetta salute nell’infanzia.
Pertanto il solo e unico consiglio che si può dare con totale certezza di non sbagliare a qualsiasi donna incinta, che sia solo abituata a bere un bicchiere di vino a tavola (e quindi a stomaco pieno, il che lo fa sembrare certo ‘meno pericoloso’) o che provenga da una reale dipendenza da alcol, è il seguente: smettere. Smettere completamente con l’assunzione di bevande alcoliche è l’unica maniera per essere certe di non andare incontro ad alcun tipo di rischio; perchè l’organismo di ciascuna donna risponde in maniera diversa all’alcol, per cui consigliare una ‘moderata quantità’ a una persona abituata a bere senza grossi freni significa sicuramente qualcosa di diverso da ciò che potrebbe significare per una persona che assume saltuariamente vino durante i pasti.

Bere alcolici in gravidanza può portare a ritardi mentali,
parto prematuro e perfino alla cosiddetta FAS (sindrome alcolica fetale), che comporta microcefalia, ritardo della crescita e disturbi del sistema nervoso: di fronte a rischi di questo genere, una madre coscienziosa non esita a smettere di bere.
I primi tre mesi

I primi giorni dal concepimento in particolare, ma tutto il primo trimestre della gravidanza costituiscono il periodo più esposto ai rischi appena citati: è in questo momento infatti che si formano lo scheletro e gli organi del feto, che attraverso la placenta potrebbe assumere l’alcol nel corpo della madre. Ma per evitare tutto ciò basta semplicemente smettere completamente di bere alcolici in gravidanza.

Regole da seguire in gravidanza per la salute della mamma e del bambino

Non sono regole normate da qualche governo o sottoscritte da importanti associazioni di ostetrici o ginecologi, ma sono regole nate con l’esperienza per poter sopravvivere in un momento veramente magico ed emozionante come quello della gravidanza, in cui tutti si sentono in diritto di dire la propria opinione. Ricordate che nessuno può conoscere meglio di voi stesse il vostro corpo e il vostro futuro bambino.
La legge italiana tutela la gravida e il nascituro garantendo tutti i controlli gratuiti gli esami fondamentali da eseguire durante la gestazione.

Ecco le 10 regole da seguire per avere una gravidanza perfetta:

Ecco le 10 regole da seguire per avere una gravidanza perfetta:
  1. Evitare la sciatteria: non trascurarsi e non lasciar andare né il proprio corpo né la propria mente
  2. La gravidanza non è una malattia, ma un evento fisiologico della vita di una donna
  3. Se non ci sono particolari indicazioni mediche, nessuno sport o attività sono strettamente controindicati in gravidanza, anzi: una costante attività sportiva può giovare a madre e feto
  4. Non si deve mangiare per 2, bensì 2 volte meglio utilizzando una dieta varia ed equilibrata. Eccezione consentita le limitazioni imposte dalla recettività alla toxoplasmosi
  5. Essere “gravide” vi rende particolarmente soggette alle opinioni delle persone che vi circondano: ricordate che non tutto ciò che “mi è stato detto” o è frutto di esperienze personali corrisponde sempre e perfettamente alla realtà. Funzionate da filtro per sopravvivere
  6. Ciascuna gravidanza è differente da un’altra e ogni gravidanza è diversa dalle successive: utilizzate le esperienze ma non lasciatevi condizionare
  7. E´ diritto/dovere della donna essere seguita durante la gestazione per tutelare la sua salute e quella del nascituro.  Esami ed ecografie routinarie sono garantiti gratuitamente dal SSN, come anche l’assistenza e l’anonimato a tutte le donne gravide che hanno deciso di non riconoscere il loro bambino
  8. Il concetto di “salute” viene definito come il benessere psico-fisico di un individuo: in una gravidanza, la fisiologia del suo svolgersi è fondamentale come la serenità mentale della futura mamma, per garantire una precoce interazione tra madre e feto.
  9. Una corretta igiene personale è l’ABC della prevenzione delle complicazioni
  10. La maternità (e la paternità) è tutelata in ambito lavorativo da molte normative: informatevi  sui vostri diritti per non essere vittime di soprusi

Attenzione agli antinfiammatori e analgesici, ma anche ai rimedi a a base di piante officinali

Attenzione a prendere farmaci di testa propria durante la gravidanza perché potrebbero far male alla propria salute e a quella del piccolo. Addirittura, uno studio appena pubblicato sul British medical journal a firma di un gruppo di ricercatori danesi, ha messo in luce che antifiammatori e analgesici in particolare aumentano di sette volte il rischio di aborto se vengono assunti durante il primo trimestre. 
“Lo studio ha dimostrato che c’è un’associazione tra il momento dell’aborto e il periodo di assunzione di questi farmaci,” spiega Giovanni Menaldo, direttore dell’Istituto di medicina della riproduzione e psicosomatica di Torino. “Magari gioca anche una certa casualità. Ma in ogni caso è un invito a stare all’erta e a sentire sempre il proprio medico di famiglia o il ginecologo prima di prendere qualsiasi medicinale.”  Oltre ad aumentare il rischio di aborto, infatti, ci sono principi attivi che hanno un effetto teratogeno, ovvero sono in grado di causare malformazioni congenite nel bambino.


Un servizio telefonico per le future mamme
Proprio per aiutare la futura mamma quando vuole più informazioni sui farmaci, ma magari non è reperibile il suo medico, il Cifs, Centro di informazione sul farmaco e sulla salute, ha istituito anche un servizio telefonico. Il numero è 800883300. Massima allerta però anche con le piante officinali. Al momento sono ancora scarse le conoscenze sul grado di diffusione delle sostanze vegetali attraverso la barriera placentare, sui possibili effetti teratogeni e sulle loro attività farmacologiche sui tessuti embrionali. “Non bisogna prendere “sottogamba” la fitoterapia, pensando che se è naturale non fa male,” interviene il professor Menaldo. “Alcune aumentano la contrattilità uterina con rischio di aborto, altre sono direttamente tossiche per il feto o l’embrione, come per esempio le piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici quali la Farfara e la Consolida. Per questo, il consiglio è sempre il medesimo che viene dato per i farmaci: mai fare da sé.” 

Parto prematuro: i sintomi principali

Il parto prematuro avviene prima della 37a settimana di gravidanza quando il bambino ha ancora l’apparato respiratorio non completamente formato. Si tratta, quindi, di una situazione estremamente rischiosa per la vita del neonato. Nel parto prematuro, i pricipali sintomi sono rappresentati da: contrazionio dolori al basso ventre di intensità variabile, perditie vaginali e nei casi estremi la rottura delle acque.
Come si manifesta il parto prematuro
Il parto prematuro, o parto pretermine, avviene prima della 37a settimana di gestazione e rappresenta una situazione rischiosa sia per la mamma sia per il bambino soprattutto se avviene i neonati molto prematuri, i quali sono altamente a rischio di soffrire di gravi problemi cerebrali, digestivi e soprattutto respiratori. Inoltre la mortalità nei primi giorni di vita è molto alta. Questi neonati se superano la fase critica rischiano anche di avere problemi anche una volta cresciuti, ad esempio ritardo nello sviluppo e problemi nell’apprendimento. Il parto prematuro è più frequente nelle mamme molto giovani (meno di venti anni) e in quelle più mature (sopra trentotto anni).
Il parto prematuro è accompagnato da sintomi e in particolare da contrazioni che si presentano in genere ogni dieci minuti o con una frequenza maggiore. Spesso sono dolorose e devono subito allarmare la mamma che deve recarsi in ospedale. In altri casi le contrazioni possono essere sporadiche o possono presentarsi come un indurimento dell’addome accompagnato da mal di schiena e da senso di peso al basso ventre.
Possono essere presenti emorragie, sintomo di un distacco di placenta alla base del parto prematuro. L’emorragia può anche non essere abbondante, ma è quasi sempre accompagnata da dolori e contrazioni.
La minaccia di parto prematuro può presentarsi anche con la “rottura delle acque” (membrane amniocoriali) con perdita di liquido amniotico trasparente o verde. In questo caso è richiesto un ricovero urgente.

Sintomi principali del parto prematuro
Il parto prematuro, accompagnato da particolari sintomi, è una situazione di grave rischio per la madre e il bambino. I sintomi che devono mettere in allarme i futuri genitori sono rappresentati da contrazioni (dolorose ma anche più lievi), mal di schiena, emorragie e la rottura delle borse amniotiche. Queste condizioni richiedono il ricovero immediato.

Fumo in gravidanza? Non connesso con l’autismo

Fumare durante la gravidanza non è collegato direttamente allo sviluppo dell’autismo nei figli. Ad affermarlo è uno studio pubblicato dal Journal of Autism and Developmental Disorders.

La ricerca, promossa dalla Drexel University di Philadelphia, è stata condotta in Svezia su oltre 42 mila bambini. E’ risultato che il 19% dei bambini con ASD aveva subito il fumo passivo della madre durante la gravidanza, ma che una percentuale simile (18%) appartiene al gruppo dei bambini affestti da ASD ma nati senza fumo passivo.
La differenza è minima dunque, come spiega il responsabile Brian Lee: “Non abbiamo trovato alcuna prova che il fumo materno durante la gravidanza aumenti il rischio di disturbi dello spettro autistico“. Ricordiamo alle future mamme che fumare durante la gravidanza è comunque altamente sconsigliato: i rischi per i nascituri sono tanti.

Svezzamento. Le sue prime pappe

Per vivere serenamente lo svezzamento, le parole d’ordine devono essere pazienza e gradualità.

 Per molti fila liscio, ma per qualcuno significa fine dell’idillio con il figlio e inizio di rifiuti, bocche chiuse e cibo sputato. Con nervosismo, ansie e insicurezze per entrambi. Durante lo svezzamento è fondamentale agire in modo da aiutare il piccolo a sviluppare un buon rapporto con il cibo e impostare uno stile alimentare corretto. In poche parole, a mangiare con piacere e quando ha fame. Come farlo? Lo abbiamo chiesto a Cristina Bertanza, pediatra a Milano.

Come e quando iniziare con il cibo solido?
Non prima del quarto mese e non oltre il settimo: si può iniziare con qualche cucchiaio di frutta frullata o di crema di riso, per poi arrivare a un pasto vero e proprio intorno al sesto mese. Per vivere serenamente il passaggio dal latte all’alimentazione solida, le parole d’ordine devono essere pazienza e gradualità. Gli alimenti e i sapori nuovi vanno proposti al piccolo senza fretta, rispettando i suoi tempi e i suoi gusti. La pappa è un’esperienza nuova: per i sapori e la consistenza del cibo, ma anche per il cucchiaino e per il seggiolone. È importante cominciare in una situazione di buona salute e relax per mamma e figlio e dedicare il giusto tempo alla pappa. Per rendere il momento più piacevole è meglio far mangiare il piccolo prima degli adulti; e per evitare che arrivi al pasto troppo affamato, è bene anticipare di una mezz’ora rispetto alla poppata. Se ha molta fame e qualcosa va storto, potrebbe innervosirsi e rifiutare il cibo. In generale, è bene cominciare con qualche assaggio: se dimostra di gradire si continua, ma se il rifiuto è deciso è meglio lasciar perdere. Il giorno successivo si riprova con piccoli assaggi.


Cibi preparati in casa o già pronti?
Le preparazioni industriali assicurano un alto standard igienico-sanitario e, grazie ai controlli molto rigorosi della filiera, gli ingredienti sono di ottima qualità. Ma se la mamma ha tempo, può preparare in casa i pasti. Nei primi mesi di svezzamento si può cucinare la carne bianca (pollo, coniglio e tacchino), dopo il 9° mese s’inserisce nel menu anche la carne di maiale e il tuorlo d’uovo. È importante fare tutto con gradualità, non avere fretta e lasciare al piccolo il tempo di abituarsi ai sapori nuovi.


Le raccomandazione dell’OMS
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha diffuso recentemente le linee guida sull’alimentazione complementare dei bambini allattati al seno. Ecco i punti salienti. Durante lo svezzamento, continuate ad allattare al seno (se è possibile, anche fino a due anni, dicono gli esperti); incoraggiare i bambini, senza forzarli; aumentare gradualmente la consistenza e la gradualità degli alimenti; cercare di variare il più possibile gli alimenti; praticare una buona igiene, servendo i cibi immediatamente dopo la preparazione. Quando il bambino è malato, aumentare l’apporto di liquidi, anche attraverso un allattamento più frequente; durante la convalescenza, offrire cibo più frequentemente.


Non esagerare con la carne
Nei i primi due anni di vita del bambino, è bene non esagerare con le proteine animali: secondo molti studi scientifici, infatti, troppa carne favorisce l’obesità. Con un abbondante cucchiaio di grana nella pappa, ricco di proteine (35 per 100 g, contro i 20 della carne) non c’è bisogno di fargli mangiare il secondo. Quando si comincia a introdurre la carne, abbiate l’accortezza di alternarla ad altre fonti proteiche, come formaggi (ricotta, crescenza, caprino), pesce, uova. Non dimenticate i legumi: lenticchie, ceci e fagioli contengono proteine vegetali e sono poveri di grassi. Vanno abbinati sempre alla pastina (per farne un piatto completo) senza esagerare con le quantità.